Correre bene e sani

Correre è bello e facile, correre bene è salute e longevità. “Longevità” è la parola chiave: correre tutta la vita senza infortuni. Senza stop forzati, senza ghiaccio, tecar, acido ialuronico, senza aver dolori. L’unico percorso che conduce alla longevità è correre bene: tecnicamente bene, e allenandosi bene!
Il rispetto del proprio fisico è un valore che tutti dovremmo avere, e che non ci limita nel fare qualcosa, solo ci guida nel farlo nel modo giusto. Lo dice anche Daniel Fontana: “La virtù sta nell’equilibrio. Lo sport deve essere ricerca della prestazione, ma anche rispetto del corpo, delle sue esigenze e dei suoi tempi. Non c’è salute senza misura” http://www.runnersworld.it/daniel-fontana-e-il-significato-profondo-di-una-quinta-finale-mondiale-ironman-5880
La passione per la corsa non può prescindere dalla longevità: chi dice di avere passione (oggi lo dicono tutti….) per la corsa, ma non ha longevità perchè non rispetta il proprio corpo, non ha una passione autentica, ma un infatuazione momentanea. E avrà poco da insegnarti.
Io non imparerei nulla da un corridore sempre infortunato, così come non andrei da un medico che fuma!

Mi è capitato in più di un occasione di non vendere una scarpa a un cliente che mi chiedeva “la scarpa magica per i suoi innumerevoli problemi articolari” motivando la risposta dicendo che non esistono scarpe magiche, ma i problemi si risolvono allenandosi con intelligenza (vedi “SUPER-OP”), col riposo, lavorando sulla tecnica di corsa (vedi “CORRERE”).

Si stima che circa l’ 80% di chi corre abbia almeno un infortunio all’anno. Tanti sono in una condizione di “infortunio perenne”.

“Fit but unhealthy” significa “in forma ma non in salute”. Cioè fisicamente in forma (chi più chi meno), ma con un organismo non in salute, sotto diversi punti di vista: vedi questo articolo su Springer Open per approfondimento.

Tra gli amatori (non solo della corsa, ma di tutti gli sport di endurance) penso che sia una cosa talmente diffusa che nessuno si stupisce più.

Ma allora facciamo sport per stare bene o per stare male?

Gli atleti amatori, purtroppo, spesso non hanno cura di sè e della propria salute.

Prevale il concetto che “bisogna soffrire”: ma la sofferenza non deve essere un fine, ma, eventualmente, un mezzo.

Ognuno risponde a se stesso e col suo corpo fa quello che vuole.

Ma il grosso problema di questo fenomeno assai diffuso, è che all’esterno passa un’immagine della corsa e dei corridori assai negativa, di pura sofferenza, che non invoglia assolutamente a fare sport. Non passa un immagine di ben-essere. Quindi, come direbbe il mio amico Corrado Giambalvo, l’ambiente amatoriale della corsa è più “esclusivo” (cioè esclude) che “inclusivo”. Invece bisognerebbe includere e invogliare più persone possibili a correre. E a correre tutta la la vita (la famosa parola magica “longevità”).